É in libreria Le avventure di Numero Primo



Gli scappava, sentiva che gli scappava.
“Non adesso, dai!”
Tenne duro.
In fondo l’aveva fatta da non molto.
Però gli scappava di nuovo.
– Non adesso.
Stavolta lo disse a voce alta e la grotta rimbombò.
La pipì dovette capirlo, che doveva aspettare.

La parete di ghiaccio si aprì, lentamente, e un po’ di neve scivolò sulle rocce. Qualche raggio di sole, filtrando tra le nuvole basse, cadde obliquo sulla soglia della grotta. Sul limitare, dall’interno, si affacciò un piccolo essere. Indugiò pochi istanti, fermo, la cavità ombrosa alle spalle, il ghiacciaio e il ghiaione di fronte. Poi fece un passo avanti, nella luce fredda del mattino.
Era un bambino, di cinque o sei anni.
Portava un berretto di lana e guanti blu, una giacca a vento leggera verde scuro, pantaloni neri e scarponcini color muschio. Sulle spalle aveva uno zainetto verde chiaro.
Tratteneva la pipì, e sorrideva.
Fece un altro passo avanti.
La parete di ghiaccio si richiuse, i bordi gelarono mimetizzandola.
Lui si voltò e la guardò, continuando a sorridere, come in un saluto.
Incominciò a camminare, muovendosi come se stesse cercando un sentiero. In realtà, non c’era nessun sentiero, nessuna pista, ma lui andava lo stesso, muovendosi prudente sul gelido piano inclinato. Mantenne l’equilibrio, scendendo, ma poco dopo l’urgenza lo fermò di nuovo. Gli scappava proprio. Il limite inferiore del ghiacciaio era ancora lontano. Allora piantò gli scarponcini sul pendio.
“Adesso,” pensò, aprendosi i pantaloni.
La pipì sgorgò come una cascatella e, ricadendo, incise una trincea nel sottile strato di neve fresca, tintinnando sul ghiaccio sottostante.
– Tutto bene, brava. Ma non devi scappare se non te lo dico io.

“E una,” pensò, riprendendo la discesa.
Adesso camminava più leggero. Era bello quando non ti scappava più.
Uscì senza troppa fatica dal ghiacciaio, che si allungava risalendo il costone e avvolgendo, in quota, le dolomie e i calcari della Punta, della Croda, delle altre vette intorno.
Continuò a passo spedito, calpestando la neve residua e i sassi affioranti, le foglie morte e l’erba nuova che stava spuntando. Tra i larici e gli abeti scorse il sentiero e lo raggiunse, saltellando. Fiancheggiava un costone di mughi nani spruzzati di neve e scendeva ripido tra sassi e chiazze fangose.
Il sole entrava e usciva dalle nuvole, il vento rinfrescava il primo mattino, ma leggere, aguzze scintille di calore si insinuavano nell’aria cristallina.

© Einaudi, 2017 – Riproduzione riservata

foto © Marco Caselli Nirmal