Madre incerta

La tecnologia è un umanissimo bosco misto che accompagna l’evoluzione sociale dei primati da cui discendiamo.

Nelle cose è racchiuso l’ingegno. Alle cose affidiamo compiti che non faremmo o non vogliamo fare con i sensi, con il corpo e, in tempi più recenti, anche con la mente.

Siamo così sapiens da poterci circondare di oggetti sapiens sempre più sapiens.

Questo processo non è lineare, avviene per ricombinazione di funzioni, di tecnologie diverse reinventate e riadattate grazie al dominio di nuove forze di Natura.

Le cose si evolvono in modo diverso dall’evoluzione biologica e soprattutto con una velocità che non ha eguali in biologia. Abbiamo così la sensazione di essere superati in corsa dalle cose che noi abbiamo creato. Attribuiamo l’origine delle cose a uomini che diventano Padri e inventori. Ragioniamo su brevetti, misuriamo l’efficacia dell’invenzione dai vantaggi sulla sua versione precedente. A volte siamo costretti a buttare qualcosa che non serve più anche se funziona ancora: è semplicemente vecchia. Difficilmente ci applichiamo a pensieri su quello che è passato, sulle tecnologie che non usiamo più.

Esiste però una linea matriarcale che lega le tecnologie fra loro. Se i padri sono gli uomini inventori, le madri sono le tecnologie precedenti. Ragionare su quella linea evolutiva permetterebbe non solo di raccontare la storia delle cose che ci accompagnano, ma soprattutto permetterebbe di capire meglio chi siamo noi, perché non ci accontentiamo mai di quel che c’è e abbiamo così fretta di sostituirlo. Racconterebbe da un altro punto di vista, la storia della specie più incontentabile del Pianeta e dei suoi eccessi a volte capricciosi. Per questo mi sto avventurando in quell’umanissimo bosco misto della tecnologia.

 

M.P.