Tempo crisalide

A chi viveva a fine Medio Evo non avrebbe importato di saperlo né, tanto meno, di essere al corrente che stava per cominciare il Rinascimento. Le definizioni le mettono gli storici, a posteriori.

Tuttavia, senza la presunzione di dimostrare qualcosa, si può immaginare, usando il teatro, che questo presente in cui viviamo, prima o poi, finirà. Un presente che, usando un’espressione non mia, ho definito tempo crisalide, caratterizzato da una rapidità di cambiamenti indotta da una rivoluzione tecnologica e digitale in corso.

Numero Primo è uno spettacolo ambientato in un giorno immaginario in cui finisce questo tempo crisalide e ne comincia un altro, è una storia immaginata nel futuro, ma è anche e soprattutto una scusa per parlare del presente.

Qualcuno, forse Carmelo Bene, diceva che il teatro avrebbe dovuto essere finanziato dal CNR, perché è un laboratorio che fa ricerca. In questo senso, ogni spettacolo della tournée di Numero Primo è un esperimento e gli spettatori sono le cavie. Non cavie mute e inconsapevoli però, la cosa è dichiarata, voluta e costruita.

Data dopo data, teatro dopo teatro, lo spettacolo matura strada facendo e muta. I cambiamenti, però, non hanno una natura solo estetica e formale, ma sono imposti da una semplice ragione: Numero Primo è uno studio, un esperimento, e perché l’esperimento sia verificabile e misurabile serve uno strumento.

L’applauso che conclude la serata non costituisce un segnale sufficiente a questo scopo. Gli spettacoli e gli attori si giudicano all’applauso, ma gli applausi non dicono tutto.

Con molta curiosità di vedere cosa possa venire, inauguro questo spazio dedicato all’ascolto dei pensieri, delle domande e degli stimoli che arriveranno (spero) dagli spettatori Numero Primo.

Grazie a chi vorrà provare davvero a farne parte.

M.P.